LO SCI CHE FU
Articoli sullo sci che fu
Filosofando tra le vette
"Ebbi quasi la sensazione che il tempo, qui, si fosse da sempre fermato. Nulla era cambiato dall'ultima volta. Tutto rifluiva dal ricordo, dalle nostalgie, e riprendeva il suo posto nella realtà. Per anni aveva urlato dentro di me il richiamo di questi luoghi, e adesso ero qui, finalmente, e non volevo trascurarne il minimo dettaglio. Così assorbivo tutte le forme e i colori che il mio sguardo riusciva ad abbracciare, e assaporavo la pace della natura che mi circondava."
Walter Bonatti, Un mondo perduto
UNA FUNE DI RICORDI
"Una fune sopra un abisso"
Die Brücke
Con questa citazione artistica, allegorica sia per il mondo funiviario che per le nostre vite che si ritrovano tese, come una fune tra quello che è l'uomo bestia e il superuomo di Nietzsche, vorrei aprire con il lettore un varco temporale tra quello che è il presente e il passato. Per tanto dobbiamo tendere la fune delle nostalgie.
Una fune di ricordi
Il pensiero, l'immaginazione è più vero del vero, cioè della realtà. Infatti io vivo con quest'ottica idealista grazie alla quale posso far rivivere nell'odierno il passato, seppure con il rischio di monumentarlo. Trovo che sia gratificante riuscire a crearsi una seconda realtà al limite tra l'hic et nunc e le terre noumeniche, proprio come una fune tesa su un abisso.
Questo mio pensiero si riflette sul paese cuneese di Limone Piemonte, dove conservo tanti ricordi e, sfogliando un vecchio album di famiglia ritrovo delle foto d'epoca e mi pare di percepire quei momenti di spensieratezza senza averli mai vissuti. La Limone che fu è il paese della spensieratezza, delle fiaccolate, delle code eterne sulle sciovie, dell'impervia risalita del "Marmorera", delle piccole sciovie sparse nella vallata e della semplicità. Ed è proprio questa leggerezza e i sogni utopistici di questo paesino, come il desiderio irrealizzato di una funivia tra Limone e il lago Terrasole ad aver dato lustro a questa località ma anche a metterla in crisi nei giorni nostri per via di un modello imprenditoriale poco attento al confine tra uomo e Natura.
Tommaso Novaro, 18/01/2023
Skilift "Braia", costruito dalla ditta cuneese Gambera.
La prima sciovia del Pian del Sole la si nota sulla sinistra, mentre sullo sfondo spicca l'enorme struttura della seggiovia "Del sole".
Arrivo della seggiovia "Cabanaira" con i suoi sostegni Nascivera inconfondibili.
Le sciovie del Maneggio.
L'iconica conca del Cros con le sciovie "Topolino" e il "Marmorera" Leitner.
Bimbi in primo piano ma sullo sfondo si nota la sciovia "Dei Mian".
Sciovia "Pian del Sole" ormai sostituita da una seggiovia biposto CCM.
La stazione di valle della seggiovia "Del sole" con i suoi iconici sostegni rossi, durante la sua ultima estate di esercizio nel 2012.
Limone Piemonte (CN)
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IL NUOVO MILLENIO
"Mi ritrovai per una selva oscura chè la diritta via era smarrita"
Attualità dantesca associata al mondo alpino che, nella stagione invernale a cavallo tra il 2022 e il 2023, ha subito gli effetti dei cambiamenti climatici offrendoci un terribile scenario su quella che potrebbe essere una nuova normalità invernale.
Il nuovo millenio
Qualche giorno fa ho avuto l'occasione di effettuare una passeggiata a Monesi di Triora (IM) per visitare i vecchi impianti sciistici di questa celebre località chiusa dal 2016. La passeggiata ha inizio tra le piante spoglie e la terra secca, sembra tutto fuorchè inverno dato che ci sono 8°, però c'è un vento gelido! La dama bianca la si incontra solo dai 1600 metri di quota, infatti le piste sembrano un pandoro mal zuccherato. L'offerta sciistica nella parte bassa che non è servita dall'innevamento artificiale sarebbe nulla. A non far presagire bene a valle giacciono dismesse anche delle sciovie: lo skilift "Tre Pini" sostituito dalla seggiovia, la manovia e lo skilift "Campo Scuola". Ma anche dove c'è neve gli impianti giacciono in stato di abbandono: lo skilift "Ubaghetto" e il celeberrimo "Plateau" sono ormai dismessi. Di questi impianti ci rimangono solo le cartoline che ritraggono i rododendri in fiore a giugno sul monte Saccarello, con la sciovia a perticoni che fa da sfondo. A gennaio li troviamo già sbocciati con cinque mesi d'anticipo, sono confusi come l'uomo nell'affrontare il problema del nuovo millennio. E' proprio la Natura a lanciare i campanelli d'allarme sul futuro dell'innevamento alpino e a metterci in guardia su queste stagioni invernali sempre più corte.
Tommaso Novaro, 17/01/2023
Sostegni della sciovia "Campo Scuola", costruita dalla ditta F.lli Marchisio nel 1963.
Skilift "Tre Pini": una cartolina di un'altra epoca senza la dama bianca.
La neve ricopre qua e là la pista lasciandone vari punti scoperti.
Seggiovia e sciovia al cospetto della Val Tanaro.
La sciovia "Ubaghetto" servirebbe una pista innevata però è dismessa dal 1991.
Il vecchio skilift "Ubaghetto" e la nuova seggiovia "Tre Pini".
Monesi di Triora (IM)
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IL GHIACCIAIO DEL ROSA, UN MALATO INCURABILE
Ad agosto 2022 mi sono recato ad Alagna Valsesia per documentare i vecchi impianti del ghiacciaio del Rosa, punta Indren. Mi sono trovato di fronte a un malato incurabile che fa riflettere sull'impronta umana e sui cambiamenti climatici.
Il ghiacciaio del Rosa, un malato incurabile
Spettacolare la vista che si può godere dall'ex arrivo della funivia dell'Indren...Mi fa riflettere sul ruolo dell'uomo nel mondo. Esso ha provato a sfidare la Natura con queste opere ardite che si sono rivelate un inaspettato fallimento. Queste funi che non ci sono, questa torre di Babele di cemento che denota i limiti dell'uomo che sfida l'Infinito e questi scheletri di cemento mi fanno respirare un'aria di nostalgia ma anche di senso di colpa verso l'immensità delle nostre Montagne. Alla fine la montagna si rivela il terreno puro del Romanticismo, una terra noumenica dove ogni opera umana fallisce; la sensazione che provo è proprio quella di avere di fronte l'infinito. Poi ci si volta e alle nostre spalle si rivela il ghiacciaio dell'indren. A vedere le foto di quarant'anni fa vengono i brividi a pensare che si è fuso di decine di metri in così poco tempo. Come canta Gaber "la mia generazione ha perso", frase più che mai azzeccata per la montagna nella nostra epoca, l'Antropocene.
Tommaso Novaro, 19/12/2022
Resti della sciovia da ghiacciaio "Indren".
L'imponente sostegno intermedio della funivia che portava all'Indren, una sorte di torre di Babele in cemento.
Il rinvio della sciovia "Bors".
Il sostegno della cestovia.
I mostri di cemento: dalla cestovia alla funivia.
Il ghiacciaio del Rosa dal versante piemontese.
Alagna Valsesia (VC)
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IL "TRIANGOLO" DEGLI IMPIANTI DISMESSI
"Il triangolo degli impianti dismessi" è un soprannome che ho dato alla zona appenninica compresa tra Liguria, Piemonte, Lombardia ed Emilia. Dalla valle Scrivia, passando per l'oltrepò pavese fino al piacentino, quest'area degli Appennini è seminata di vecchie località sciistiche a quote estremamente basse che hanno segnato un secolo di spensieratezza e di apparente libertà.
Il "triangolo" degli impianti dismessi
Sarà la nostalgia, sarà che l'estate vola via...
Sandro Giacobbe cantava proprio questa canzone negli anni '80 e descrive esattamente i ricordi che ho di questa gita estiva alla scoperta degli impianti dismessi alle quote più basse d'Italia. Nel mio viaggio sensoriale e ricco di nostalgia, provo i brividi a vedere dove l'uomo ha osato costruire degli impianti di risalita. Si credeva che la ricchezza e che le abbondanti nevicate degli anni '70 sarebbero state per sempre, quando invece da li a poco gli abitanti di queste zone hanno visto le ultime nevicate. Forse è colpa della visione campanilista di quegli anni, basti pensare che il monte Penice (1460 mslm) era considerata la montagna con la 'm' maiuscola ma evidentemente sarebbe bastato cambiare prospettiva. Questo non è accaduto perché, nonostante ci fosse uno skiliffino in paese, ci si divertiva con poco e con tutto "made in proprio", dagli sci alle racchette. Per assurdo era più sostenibile quel modo di vivere di allora senza troppe pretese rispetto a quello del XXI secolo.
Io rimpiango quegli anni senza averli mai vissuti perchè sono un'elogiatore di un modo ideale morto e defunto che rivive in me quando mi avvicino a questo passato carico di nostalgia. Quando si visitano questi luoghi si ha la sensazione che il tempo si sia arrestato, che la semplicità umana viva ancora nei nostri tempi, ancora non troppo contaminati dalla smania per il progresso.
Tommaso Novaro, 18/12/2022
Partenza della sciovia nei pressi della mitica Falesia del Pennula.
La vecchia pista da sci di Mareto era servita da una sciovia con un motore allegro e ruspante come viene descritta nel libro Le ultime nevi di Marco Pettorelli.
Lasciare il traino in caso di caduta, così recita questo vecchio e arrugginito cartello lungo la linea della sciovia del Passo del Pellizzone.
Sciovia costruita dalla ditta F.lli Marchisio dismessa a Santo Stefano d'Aveto.
La vecchia sciovia di Salogni completamente divorata dalla vegetazione.
Skilift e manovia dismesse a Casamatti (PV), sotto il Passo del Penice sul confine tra Lombardia ed Emilia Romagna.
I due skilift dismessi a Pian del Poggio.
Drastica visione: manovia e sciovia MEB dismesse a Brallo di Pregola sui pendii della cima Colletta.